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WhatsApp dice addio ai sistemi operativi di Blackberry e Nokia

Sembra ieri che abbiamo iniziato a utilizzare WhatsApp per comunicare in modo più veloce e divertente con i nostri contatti. E in effetti il sempre più diffuso e utilizzato servizio di messaggistica istantanea recentemente acquisito da Facebook per noi tutti esiste da quando possediamo uno smartphone – e da lì è stato da molti “esportato” anche su desktop. Eppure, anche se a qualcuno potrà sembrare incredibile, WhatsApp è nata nell’ormai lontano, e sembra ben lontana dal dover subire la classica crisi del settimo anno.

Anzi: l’anniversario dell’applicazione è diventato il momento giusto per fare i conti con il futuro. Un futuro che si fa più selettivo, assecondando le logiche di un mercato della telefonia mobile che si evolve nel tempo e lo fa in direzioni sempre più univoche. La notizia riguarda infatti la scelta di WhatsApp di abbandonare i vecchi sistemi operativi come quelli di Blackberry e Nokia, ma anche le prime versioni di Android. Una scelta motivata dalla necessità di rispondere al meglio al mercato attuale, letteralmente dominato dai sistemi Android e iOS. In pratica, nel 2009 – anno dell’esordio sulla scena di WhatsApp – qualcosa come il 70% del mercato era appannaggio dei sistemi operativi Blackberry e Nokia. Sette anni dopo, nel 2016, la situazione è talmente stravolta da risultare irriconoscibile: Google, Microsoft e Apple si sono appropriate (è proprio il caso di dirlo) del 99,5% del mercato. In pratica si sono mangiate l’intera torta, a riprova di come l’ambito collegato a Internet, alle applicazioni e ai social network sia passibile di netti cambiamenti nel giro di brevissimo tempo.

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WhatsApp può vantare oggi un miliardo di utenti, una cifra davvero incredibile e, probabilmente, destinata ad aumentare ulteriormente. Meglio mettere il condizionale, visto quanto abbiamo appena spiegato qui sopra, anche perché la concorrenza non manca di certo e, a mo’ di segnale di allarme, negli ultimi giorni non sono arrivate buone notizie per la piattaforma acquistata per 19 miliardi di dollari da Mark Zuckerberg. In Brasile, infatti, un giudice ha intimato la interruzione di WhatsApp sul territorio nazionale per 72 ore. Motivo del provvedimento: la piattaforma non avrebbe collaborato con le forze dell’ordine nel corso di alcune indagini. D’altronde è notizia recente il fatto che proprio WhatsApp abbia iniziato nelle scorse settimana a crittografare le sue chat, uniformandosi a una tendenza resa nota ai più dalla ormai annosa vicenda di Apple contro l’Fbi.

Potrebbe sembrare una cosa da poco, e invece si è trattato di un vero e proprio cataclisma per WhatsApp. I suoi cento milioni di utenti, rimasti sprovvisti del loro abituale servizio di messaggistica istantanea, si sono riversati sul principale contendente, vale a dire Telegram, che è quasi andato in tilt a sua volta a causa del numero incredibile di Sms di verifica da inviare automaticamente in seguito all’iscrizione al servizio. Si trattava della seconda volta in pochi mesi che una temporanea interruzione di WhatsApp andava a favorire Telegram, e si stima che nelle due occasioni quest’ultimo abbia guadagnato qualcosa come 7 milioni di nuovi utenti. Basta dunque un battito di ciglia per guadagnare o perdere – a seconda dei punti di vista – tantissimo terreno. A ulteriore riprova, semmai ve ne fosse bisogno, di come questo mondo sia soggetto a velocissime e radicali trasformazioni.

(fonti foto: flickr.com)

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