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Google Translate evolve e adesso si avvale anche delle reti neurali

Impegnato su moltissimi fronti, Google non trascura di certo quello delle traduzioni, attivo da diversi anni grazie alla funzione Translate e molto utilizzato dagli utenti di tutto il mondo, per quanto da sempre piuttosto deficitario e da interpretare sotto il profilo dei risultati. E proprio su questo versante arrivano delle notizie che faranno indubbiamente piacere a tutti coloro che utilizzano abitualmente o anche saltuariamente il traduttore automatico della Grande G. Che, grazie alle reti neurali, renderà le traduzioni più efficaci e aderenti alle necessità degli utenti. Il nuovo sistema è già attivo e dunque utilizzabile da chiunque.

Google attiva reti neurali per Translate

Ma partiamo dall’inizio. Quella delle reti neurali è una delle ultime tecnologie messe in campo da Google, nonché senza dubbio una di quelle in grado di far compiere ulteriori passi in avanti nel prossimo futuro alla fruizione di Internet. Google ha illustrato la novità sul suo blog, spiegando che questa tecnologia fornisce “risultati decisamente migliori rispetto al precedente sistema”, e che il risultato consta in “traduzioni generalmente più precise e più vicine al linguaggio di un madrelingua, specialmente quando traduciamo una frase intera”. Già, perché la novità nella novità è che Google Translate non tradurrà più soltanto delle parti di frasi come avveniva fino ad ora, ma gli interi periodi, e questa differenza produce risultati sostanzialmente molto più accurati, perché l’intelligenza artificiale analizzerà il senso dell’intera frase e non più di una singola porzione. Il risultato non può che essere migliore, dunque. Con grande risparmio di tempo e di fatica.

Il nuovo software messo in campo da Google non è altro che un’imitazione, diciamo così, di ciò che accade nel cervello umano. Le reti neurali lavorano, appunto, come i neuroni da cui prendono in prestito anche il nome: le unità computazionali elaborano calcoli che si passano l’una con l’altra, in sequenza, formando una rete. È quello che viene chiamato machine learning, o apprendimento automatico. Il computer apprende da modelli e ne fa tesoro, anziché lavorare semplicemente per schemi predefiniti. Va detto che, a monte, il motore di ricerca ha potuto avvalersi anche del contributo di migliaia di italiani che hanno condiviso i loro suggerimenti e aiutato in modo pratico la Community di Google Traduttore a compiere dei significativi passi in avanti. Ma non solo: ricercatori e ingegneri italiani hanno concorso al progredire sia della tecnologia che dell’apprendimento della lingua italiana da parte di Translate, che potrà così d’ora in poi essere ancora più (e sempre di più) di aiuto. I miglioramenti che oggi la Grande G può fieramente sbandierare arrivano dunque da lontano, mettendo insieme una serie di ricerche e di contributi che possiamo a tutti gli effetti definire corali.

Il cosiddetto machine learning è uno degli elementi chiave per la tecnologia del futuro. Qui viene applicato per tradurre testi da una lingua all’altra, ma i campi di utilizzo possono essere i più svariati. Lo stesso Google, ad esempio, l’ha già impiegato con successo per Assistant e per Foto (la piattaforma per il riconoscimento delle immagini), ma in potenza si può guardare anche ad obiettivi più ambiziosi, quantomeno sulla carta.

Fabio

Fabio

Public Relation Manager at Stampaprint srl
Lavora nel mondo dell'editoria dal 2003, è iscritto all'Albo dei Pubblicisti della Lombardia dal 2006. Scrive contenuti per il blog di Stampaprint - azienda di stampa online specializzata in biglietti da visita, manifesti e pannelli - a partire dal maggio del 2015.
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