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Il mondo della fotografia: a tu per tu con Daniela Serpi

“Fuori dal coro” è la sezione del blog che si dedica a intervistare esponenti di rilievo delle arti creative e visive. Già da qualche anno infatti Stampaprint ha deciso di aprire tra le diverse attività di marketing WE, pensato come uno spazio dove poter offrire ai lettori un valore aggiunto in relazione (e non) con il proprio core business. Stampaprint.net si occupa di stampa online di prodotti promozionali come: tabloid, manifesti di grande formato e biglietti da visita. Ma anche della personalizzazione di t-shirt e smartphone. L’ospite di oggi è Daniela Serpi, fotografa, ma anche regista della web serie #connessi (http://connessi.danielaserpi.it). Daniela ci racconta oggi il mondo della fotografia e della sua passione, che le è stata tramandata dal padre.

Nella sua biografia racconta della passione per le foto trasmessa da suo padre. Cosa la colpiva maggiormente del suo modo di fotografare?

Più che il suo modo di fotografare, penso che a restarmi impresso sia stato il mezzo espressivo. Ricordo da sempre la presenza di una macchina fotografica o di una videocamera, da quando ero piccola. Penso che principalmente, quello che mio padre mi ha trasmesso, sia lo stimolo a documentare e ricordare attraverso le immagini, quindi la voglia di sfruttare la fotografia come mezzo per rappresentare la realtà e darne una propria interpretazione.

I colori hanno un posto speciale nelle sue foto. Perché? E come li mette in evidenza nella foto?

Spesso i miei progetti hanno una componente fantastica e credo che nella maggior parte dei casi il colore aiuti meglio a creare quel tipo di atmosfera. Non è tanto una scelta, quanto una necessità espressiva. Questo finisce poi per influenzare anche il resto dei miei lavori, e spesso anche nelle foto di matrimonio o nei ritratti mi ritrovo a cercare quella luce particolare o quel colore caldo che avevo trovato per un mio progetto.
In genere la ricerca parte proprio dalla luce, quindi spesso cerco di scattare nella così detta “golden hour”, l’ora che precede il tramonto, che ha delle tonalità calde che mi piacciono molto e permette di giocare con controluce e riflessi. Una volta realizzate le foto, se necessario, lavoro in post-produzione per esaltare i colori, ma si tratta sempre di modifiche che non stravolgono, preferisco avere già uno scatto buono in partenza.

Quali sono gli elementi importanti per un set fotografico?

La cosa più importante in assoluto è la luce. Si può avere a disposizione anche la modella più bella del mondo e l’attrezzatura migliore, ma se si scatta con la luce sbagliata la foto sarà pessima lo stesso. E’ importante imparare a conoscere la luce naturale e sfruttarla a proprio vantaggio per ottenere dei buoni risultati, così come padroneggiare flash e luci artificiali. Per il resto dipende tantissimo da cosa si vuole realizzare. Nel caso debba realizzare un set fotografico fantastico è importantissima anche l’ambientazione e l’atmosfera che si crea, quindi è fondamentale avere la giusta location, gli abiti e eventuali oggetti che contribuiscono a crearla. Anche il trucco può essere importantissimo. Un’altra cosa molto importante è riuscire a mettere a proprio agio chi posa per il set. Nel caso si tratti di modelli professionisti il problema è relativo, ma quando si lavora con persone inesperte (come capita quasi sempre nel mio caso, dato che lavoro principalmente nella ritrattistica di vario genere e nei matrimoni) è fondamentale farle sentire rilassate e creare un’atmosfera “giocosa”, in modo tale che il risultato sia il più spontaneo possibile. Nel caso di progetti personali creativi, dato che bazzico l’ambiente, mi capita spesso di coinvolgere persone che hanno un po’ di esperienza teatrale. Questo aiuta molto nel raggiungere più in fretta l’idea che mi ero fatta per le immagini.

Ci sono progetti a cui sta lavorando ultimamente?

In questo periodo mi sono lanciata nella sperimentazione video, con la mia prima esperienza alla regia e montaggio per una web serie autoprodotta che si chiama #connessi (http://connessi.danielaserpi.it). Racconta, con un taglio comico, la vita di 6 personaggi, che rappresentano un po’ gli stereotipi che facilmente si trovano sui Social Network. E’ un esperimento, un banco di prova e una grande scuola. Un lavoro estremamente impegnativo che però sta dando tante soddisfazioni a me e alle altre persone coinvolte.
Per il resto ho in mente di realizzare alcuni progetti horror, sia fotografici che video, che ho nel cassetto da un po’ di tempo.
In più, conto di proseguire con lo studio nel settore della boudoir photography e con i miei set fotografici dedicati al mondo delle favole.

Quali sono gli strumenti di cui non può fare a meno nel suo lavoro?

Ovviamente la mia macchina fotografica accompagnata dal mio obiettivo preferito: il 50mm. Dal momento in cui l’ho acquistato mi sono innamorata e lo uso il più possibile in tutte le situazioni.
In generale preferisco lavorare con gli obiettivi fissi, cosa che però nel caso dei matrimoni diventa complessa, soprattutto nei momenti più frenetici. Quindi in quei casi non posso fare a meno di portare tutto l’armamentario, che comprende anche il 24-105, il teleobiettivo 70-200, flash, pannelli riflettenti e reflex di scorta. Bisogna essere pronti ad ogni evenienza.
Quando lavoro in studio invece non posso fare a meno dei miei flash da studio con relativi softbox e beauty dish, ottimo per i ritratti.
In generale non sono una persona che acquista qualsiasi novità appena uscita, faccio una scelta accurata di ciò che compro, valutando se realmente mi serve o no. Spesso agli eventi vedo persone cariche di ogni tipo di armamentario, e questa cosa mi fa un po’ sorridere, soprattutto quando io mi aggiro con il mio microscopico 50mm per tutta la serata.
Per il resto il mio mac è uno strumento fondamentale per la postproduzione delle immagini. Spesso leggo e sento fotografi sminuire il digitale o la postproduzione, come se usare questi mezzi rendesse meno fotografi degli altri. Andrò contro corrente, ma non vedo perché non utilizzare i mezzi che esistono al giorno d’oggi per migliorare i risultati che è possibile ottenere da una foto. Usare un programma di elaborazione non significa automaticamente che la foto di base sia fatta male, o che non si conosca approfonditamente la tecnica fotografica. Anzi. Non prendiamoci in giro: anche nello sviluppo della fotografia analogica si usavano piccoli escamotage per ottenere effetti diversi in fase di sviluppo, senza contare l’ampio uso di filtri di ogni genere. Quello che facciamo oggi è solo più evoluto. Una foto elaborata con Photoshop non la considero meno artistica, anzi, c’è tutto un filone nuovo di zecca che crea opere d’arte incredibili, e imparare ad usare approfonditamente questo genere di software richiede innumerevoli anni di esperienza e studio. Io lo considero assolutamente un valore aggiunto fondamentale.

Arianna

Arianna

Social Media Manager at Stampaprint srl
Arianna è laureata in Lingue Straniere per il Commercio Internazionale. Attualmente è Social Media Manager presso Stampaprint.net, azienda leader europeo nel settore del web to print che si occupa di volantini, insegne e striscioni, ma anche cover per smartphone e tshirt. Cura inoltre la sezione del blog dedicata alle interviste di professionisti delle arti visive e creative.
Arianna

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